Lo stemma

STEMMA E GONFALONE

STEMMA: inquadrato:nel 1° e nel 4° d’azzurro, a due branche di leone poste in croce di Sant’Andrea d’oro; nel 2° e nel 3° di verde, al daino corrente d’oro.

GONFALONE: drappo di colore giallo ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con l’iscrizione centrata in argento “Comune di Sordio”.

Le due branche o zampe di leone sono state riprese dallo stemma della famiglia Brivio alla quale, il 2 agosto 1627, fu concesso il feudo di Sordio che, in concomitanza, fu eretto in marchesato. In quanto al “daino corrente d’oro” bisogna rifarsi ad un poema cinquecentesco, cui è legata la “storia” dello stemma stesso. Nel 1931 la Prefettura di Milano diffidava il Comune di Sordio dall’usare lo “Stemma col Fascio Littorio sormontato dall’Aquila”. Nella lettera di diffida, il Prefetto sosteneva che “i Comuni, i quali abbiano uno stemma proprio, riconosciuto dall’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei ministri, possono usare lo Stemma stesso, o solo, o abbinato con lo stemma del Fascio Littorio, su sfondo tricolore senza aquila”. La lettera del Prefetto porta la data del 3 novembre 1931. In una comunicazione successiva, del 24 novembre dello stesso anno, il Prefetto precisa: “Prendo nota della modifica e della sostituzione apportata nei timbri in uso di codesto Comune. Rilevo però che il foglio di carta sul qual è stesa la lettera a cui rispondo, reca nell’intestazione la riproduzione del nuovo stemma dello Stato, il che è irregolare”. Ad onor del vero il Comune di Sordio, nel novembre del 1930, aveva affidato l’incarico allo studio dell’Ing. Prof. Giovanni Mulinelli e Geom. Giuseppe Savarè di “provvedere alla ricerca delle notizie storiche per ottenere la concessione dello stemma di questo Comune, giusta la circolare n. 8600 dell’On. Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Così si esprimeva il Geom. Savarè in una lettera inviata al Podestà di Sordio il 23 novembre 1931. La lettera sollecitava il pagamento delle spese sostenute per la ricerca storica, consegnata al committente il 14 febbraio 1931. Nella relazione consegnata si leggeva testualmente: “Nel comporre lo stemma di questo Comune si è voluto mantenere in esso qualche elemento dello stemma gentilizio dei marchesi di Brivio la quale famiglia governò più a lungo beneficiando il paese e si è voluto pure rammentare, mancando qualsiasi elemento più preciso e comunque meglio adatto, le qualità essenziali del luogo cantate dal Gabiano nei versi della laude (“Laudiade”). Corron lepri orecchiute e daini snelli Pei fertili di Sordio opimi campi Lo stemma di Sordio perciò risulterebbe un inquadrato al primo ed al quarto d’azzurro a due branche di leone d’oro recise in rosso e passate in croce di S. Andrea – al secondo ed al terzo di verde al daino corrente al naturale, come risulta d’allegato bozzetto a colori. Successivamente dello stemma di Sordio non si seppe più nulla, probabilmente fu respinto perché storicamente inconsistente. Tutta la documentazione – compreso il “bozzetto a colori” – è rimasta custodita nell’Archivio Comunale. Questo fino al 1991 – 1992 quando, riesumata la documentazione, fu riavviata la pratica per l’ottenimento dello Stemma e del Gonfalone, che il Presidente della Repubblica concesse nel 1994. Successivamente all’adozione dello stemma, lo studioso lodigiano Alessandro Caretta rivide la traduzione de “La Laudiade” del poeta Giangiacomo Gabiano e, invece che di daini, scoprì che si trattava di donnole, animali selvatici tuttora presenti nel nostro territorio. A questo punto nello stemma dovrebbero comparire le donnole invece che i daini, ma ormai Sordio ha lo stemma che gli è stato attribuito e che compendia la storia del paese e dello stesso stemma.