La Storia

Municipio

La vecchia sede del municipio di Sordio, prima dell’attuale, era ubicata nella parte vecchia del paese, in via Dante. Un grande e vecchio stanzone dalle pareti ricoperte di scaffali in legno con tanti faldoni contenenti documenti e un paio di vetuste scrivanie, ricopriva contemporaneamente la funzione di uffici comunali, sala consigliare e quant’altro fosse richiesto dalla funzione comunale. Questo stanzone era posto al piano terra, vi si accedeva direttamente dalla strada passando da una sorta di anticamera, che fungeva anche da archivio. Gli uffici comunali erano sulla destra; sulla sinistra vi era l’Ambulatorio medico e, vicino, l’Ufficio di Collocamento. Al primo piano vi erano le aule scolastiche. Due grandi aule che ospitarono, fino al 1948, le prime quattro classi. Dal 1949, la classe quinta, che per frequentarla gli alunni dovevano trasferirsi a Casalmaiocco, fu aggiunta alle altre. Il 20 marzo 1966 gli uffici comunali si trasferirono dalle vecchia sede, ormai inadeguata, nel nuovo edificio sorto in viale Giovanni XXIII, attuale sede. Con l’inizio dell’anno scolastico 1966-67 anche le scuole elementari lasciavano le vecchie aule, ormai insufficienti, per sistemarsi provvisoriamente al piano superiore del nuovo edificio comunale. All’inizio dell’anno scolastico 1968-69 il nuovo edificio scolastico, nel frattempo sorto nelle vicinanze del municipio con la capienza di 150 alunni, era pronto a ricevere gli alunni della scuola d’obbligo. Sia l’edificio Comunale, che quello scolastico, sono stati progettati dall’ing.Ezio Minestra, tecnico del comune, progettista anche della scuola materna.

La Via Emilia Cambia Percorso

Era trascorso poco più di mezzo secolo dalla distruzione dell’antica Laus Pompeia (l’attuale Lodivecchio), avvenuta il 24 aprile 1158, e la successiva edificazione della nuova Lodi, il 3 agosto dello stesso anno, quando la città dovette emanare degli “statuti” a salvaguardia dei propri interessi nei confronti di Milano e Piacenza riguardo l’uso delle strade nel proprio territorio e, naturalmente, i relativi pedaggi. Il 19 gennaio 1191 l’imperatore Enrico IV in un diploma, col quale confermava e concedeva molti privilegi alla città di Lodi, a proposito della questione delle strade, ordinava la distruzione del tratto dell’antica Via Emilia che faceva capo a Lodivecchio. “Statuimus etiam ut strada que ibat per veterem civitatem vada solummodo per novam civitatem Laudensem, veteri strada destructa”. (Stabiliamo inoltre che la strada che passa per la vecchia città passi soltanto per la nuova città di Lodi, e che la vecchia strada venga distrutta). Lo stesso provvedimento, a conferma dei diritti e privilegi concessi, è riportato in un successivo diploma, emesso dall’imperatore Ottone IV il 1º maggio 1210. A quei tempi Cremona e Pavia erano più o meno direttamente collegate con la nuova Lodi: Milano e Piacenza no. Queste, per ragioni politiche facilmente intuibili, nei loro rapporti commerciali continuavano ad utilizzare l’antica strada che passava per Lodivecchio. È proprio contro Milano e Piacenza che l’allora podestà di Lodi, Ugo Prealone, decise di salvaguardare i diritti dei lodigiani. Allo scopo emanò uno “statuto” che costringeva i viaggiatori che dovevano transitare fra le due città a passare dalla nuova Lodi, riuscendo così a controllare i traffici, con la riscossione dei relativi pedaggi. L’ “editto” porta la data del 2 settembre 1210 e recita testualmente : ” Tale statutum et ordinamentum fecit Comune Laude ut strada romea vetus que ibat Laude veteri ad uviragam usque per medium Surdi sit destructe et modificata”. (Tale statuto ed ordinamento fece il Comune di Lodi affinché la strada Romea vecchia che andava da Lodivecchio a Livraga fino all’attraversamento di Sordio fosse distrutta e modificata). Quindi a Livraga ed al nostro paese la Via Emilia lasciava definitivamente l’antico percorso che portava a Lodivecchio, per il nuovo, che è ancora l’attuale che conduce a Lodi. Nello stesso statuto vengono elencati i provvedimenti che sarebbero stati presi nei confronti di chi avesse continuato ad usare il vecchio tracciato o favorito in qualche modo l’uso. Diverse erano le ammende che potevano essere comminate se chi vi transitava era a piedi, con animali, con un carro o con buoi. Chi aveva terreni attraversati dalla strada aveva, più che il diritto, l’obbligo di lavorarci per renderli coltivabile. Lo stesso valeva per chi aveva terreni che vi confinavano, il quale aveva l’obbligo di coltivarne fino alla metà. Nei casi in cui un cittadino lodigiano fosse proprietario di una parte, e dall’altra non fosse un lodigiano, il primo aveva l’obbligo di coltivare tutta la strada e non solo la metà di sua competenza. Lo stesso valeva nei casi di comproprietà con un non lodigiano. Tutte queste disposizioni obbligatorie erano accompagnate da corrispettive sanzioni in soldi imperiali. Le sanzioni aumentavano man mano, in considerazione della gravità del reato, fino alla distruzione della casa, mediante incendio, per quegli osti che avessero venduto senza autorizzazione del Comune di Lodi ad estranei che transitavano per tale strada. Unica eccezione tollerata era per la festa di S. Pietro e vigilia, quando gli osti e albergatori potevano vendere ogni tipo di cibo e bevanda. Questo perché S. Pietro era il patrono dell’antica Laus Pompeia. Oltre alle notizie specifiche riguardanti gli obblighi o i divieti e le relative sanzioni, riferiti all’antico tratto della Via Emilia che congiungeva Sordio a Lodivecchio e quindi a Livraga, da questo documento del 1210 si evince che questa antica strada Consolare è sempre transitata da Sordio. La scelta di questi due centri come punti fissi, in comune per le due versioni della strada, è essenzialmente dovuta alla loro ubicazione. Erano, in un certo senso, ufficialmente equidistanti sia dalla Lodi Antica che da quella Nuova e rappresentavano la minor variazione, e quindi la meno onerosa per il ripristino del tragitto stradale. Sordio inoltre era l’ultimo centro del territorio lodigiano, oltre si era già nel milanese.

Il documento mancato e ladri di strada

Per centri come Sordio, che sono sempre stati di un’enià piuttosto mo de sta, i do cu men ti me dio e va li in cui vengono citati sono de ci sa men te pochi. Per giunta in uno di questi, la “Taglia imposta dal Papa alle chiese, alle pievi, alle canoniche, ai monasteri, agli ospitali del la cittò e diocesi di Lodi”, del 1261, Sordio non compare. L’esistenza di una chiesa a Sordio era già stata documentata in precedenza (anteriore all’anno 1177), il nostro paese non compare perché una grande macchia di inchiostro non permette la lettura completa del documento. Questa macchia occulta e riduce le notizie riguardanti tre chiese della Pieve di S. Zenone di cui Sordio si curamente dipendeva. A questa pieve appartenevano le chiese di Mairano, S. Maria in Prato, “Cerexello” (Ceregallo), “Casali de Allamanis” (Casalmaiocco), S. Maria di Pezzolo, “Villavescovo” (Villavesco) e S. Leonardo; chiesa, questa annessa all’omonimo ospedale di Lodivecchio. Delle tre chiese nascoste dalla macchia d’inchiostro, una dedicata a S. Pietro, probabilmente la chiesa di Modignano. Le altre due, il cui nome non compare, devono pagare: una “solidos III et denarium I imperialium” e dell’altra non sono leggebili i “solidos”, á invece leggibile”… et denarios VIIII”. Una delle due, difficile dire quale, sicuramente la chiesa di Sordio; più probabilmente quella che doveva pagare “denarios VIIII”. Questo per una certa equivalenza di entità abitativa con S. Maria in Prato, Ceregallo e Villavesco che dovevano pagare rispettivamente denari VIIII, denari X e denari X. Queste notizie sono tratte da un documento autografo conservato nell’Archivio Vescovile di Lodi, col quale il notaio Guala, legato Pontificio, impone va una tassa a tutti gli enti ecclesiastici. Non si sa se questa “taglia” sia stata imposta da Alessandro IV, che morì il 25 maggio 1261, o dal suosuccessore Urbano IV, eletto in Viterbo il 4 settembre dello stesso anno. Certa mente doveva servire per la guerra contro Manfredi della Casa Sveva, allora Re di Sicilia. Da tale documento si evince che la diocesi di Lodi era suddivisa in 22 plebi o chiese matrici, dalle quali dipendevano alcune cappelle, e vi erano aggregati monasteri ed ospedali. Mercati derubati a Sordio (1283) “Gerardus de Arezo qui fuit origine de Melegnao comitatus Mediolani et Joannes de Mutina mercatores quod die mercurii XXII septembris circa horam tercia malo modo et ordine fuerunt derobati in strata publica Midiolani quasi per medium locum de Surdi in districti Laude per tres malefactores quos non cognoscunt…”. (Gerardo di Arezzo, originario di Melegnano del Contado di Milano, e Giovanni di Modena mercanti che mercoledì 22 settembre alle ore 9 circa di mattina, in malomodo e con un certo ordine furono deruba ti sulla pubblica strada, in prossimità di Sordio, nel distretto di Lodi, ad opera di tre malfattori a loro sconosciuti…). È, questa, la parte che più specificatamente si rifà al nostro paese, che viene riportata in un documento del 10 gennaio 1284, inserito nel “Liber Jurium Civitatis Laudes” e riportato da Cesare Vignati nel “Codice Di plomatico Laudense” (1885). I malcapitati furono derubati del cavallo, di uncappello, un “cappuccio”, sette cordoni per cappello, tre coltelli fiorentini, di alcune borse e, oltre ad altre mercanzie, anche di molti “grossi”, cioè monete venete. I due mercanti, Gerardo di Arezzo e Giovanni di Modena, tentarono di farsi risarcire il danno avuto inoltrando una petizione al Comune di Lodi ed invocando l’usanza vigente nelle città lombarde secondo la quale chi veniva derubato aveva diritto di essere rimborsato. Ma il fiorentino Lotto degli Agli, podestà di Lodi, considerata la petizione dei due mercanti, ritenne opportuno respingere la loro richiesta di risarcimento non solo, ma li condannò anche al pagamento delle spese processuali. Probabilmente i due mercanti non erano del tutto regolari con il pagamento dei pedaggi e si trovavano sì nei pressi di Sordio, ma magari ancora sulla vecchia strada che portava a Lodivecchio il cui uso, come abbiamo già visto, erastato interdetto, col pagamento di pesanti multe per i tra sgressori. Per la cronaca, all’emissione e stesura della sentenza, oltre ad altri personaggi, erano presenti anche Guglielmo di Bagnolo e Venturino di Pezzolo, entrambi luoghi tuttora esistenti nel territorio di Tavazzano con Villavesco.

Dal Medioevo al Seicento

Fra passaggi di proprietà ed eventi bellici
Cambi di feudatario – Il 26 gennaio 1252 il papa Innocenzo IV imoe a Gioani Fissiraga, vescovo di Lodi, di toliere alcuni feudi, con reaivi benefici, appartenenti alla Chiesa lodigiana ed affidati a laici e clerici che avevano parteggiato per Federico II, ostile al Papa. L’atto di destituzione doveva essere accompagnato da pubblica scomunica. I feudi ed i benefici che ne derivavano dovevano essere affidati a “persone idonee e devote alla sede apostolica”. Fra questi beni figuravano “Casali de Alamanis”, Surdo, Montegnano, Darexano et Cologne”, cioè: Casalmaiocco, Sordio, Modignano, Dresano e Cologno. Questi territori erano gestiti dai fratelli Bassiano, Enrico e Cerro, figli di Mazocco Borri per conto dei signori di Cuzigo, ai quali furono sottratti e successivamente, il 10 giugno dello stesso anno, infeudate a Bassiano Coladruccio. – Nel 1455 i beni di Sordio cambiarono nuovamente destinazione ed infeudati ad Antonio Zurigallo. Giangaleazzo Sforza Visconti, duca di Milano, il 20 aprile 1493 concedeva a Camolino da Lodi, “Strennum virum” (Uomo valoroso), moltre esenzioni di carichi sui beni di Sordio, di sua proprietà. Camolino da Lodi ricoprì importanti cariche, tra l’al tro fu castellano di Tortona per più di quarant’anni. Nel documento, fra i beni che “Camolinum… habent et possident in loco territorio Sordii agri nostri Laudensis…”, e di cui godrà di un trattamento di favore da parte di Giangaleazzo Sforza Vi sconti, si fa riferimento a mezzadri, massari, coloni, fittabili e a altre fonti direddito. Le senzioni erano estese alle riscossioni dei pedaggi, al pagamento delle tasse, fino ai prestiti, i vari sussidi, le imposizioni e le contribuzioni varie, fra cui dazi e gabelle. Questo documento che, come abbiano visto si riferisce esplicitamente a Sordio, è datato da Vigevano il 20 aprile 1493. La “Battaglia dei Giganti” di Melegnano – Sordio Quartier Generale del Connestabile di Borbone. Partite da Lacchiarella il 9 settembre 1515, le truppe di Francesco I, Re di Francia, puntarono su Melegnano di stribuendo, il giorno 10, gli accampamen ti fra Casalmaiocco, Dresano e Mulazzano. Qui Francesco I stabilì il suo Quartier Generale. A Sordio installò il proprio Quartier Generale un altro protagonista del celebre fatto storico: il Connestabile di Borbone. Queste le posizioni degli armati francesi prima di raggiungere le posizioni di battaglia contro gli Svizzeri, assoldati dal l’allora Duca di Milano Massimilino Sforza, avvenuta nei giorni 13 e 14 e divenu ta poi famosa come “Battaglia di Marignano” o “Battaglia dei Giganti”, come ebbe a definirla il capitano della Cavalleria francese GianGiacomo Trivulzio. Mercoledì 12 settembre l’Armata francese levò il campo di Sordio, Casalmaiocco e Mulazzano e si mise in marcia portandosi su Zivido, che fu l’epicentro della battaglia. Francesco I fissò il proprio Quartier Generale a S. Brigida – attualmente S. Brera – mentre il Connestabile s’installò nel castello di Zivido. Come già accennato, nei giorni 13 e 14 vi fu il tremendo urto. La vittoria arrise, a caro prezzo, alla Francia. Gli Svizzeri, dopo 1500 anni d’invincibilità, si chiudono ufficialmente nella loro splendida, gelosa neutralità. – La riforma della “Tassa dei cavalli” cominata dal presidente Landonio e stabilita da Camillo Caccia, delegato dai Maestri del Magistrato Ordinario, ci fornisce preziose notizie sul compartimento territoriale del Lodigiano nel l’anno 1589. Da tale documento “Sordio con Roncoli et Motta” risultano facenti parte al “Vescovato di sopra”. – Il 2 agosto 1627 il feudo civile di Sordio venne con cesso ai Brivio ed eretto in Marchesato. Attraverso la storia di Sordio si riflette la storia d’Italia dal le lotte medioevali fra il Papato e l’Impero sino ai principati e ai ducati del Rinascimento.

La Chiesa Parrocchiale Di San Bartolomeo

a:Maria Luisa Gatti Perer: Studi e ricerche nel territorio della provincia di Milano”, Amm.Prov.Milano – 1967)

Il 13 agosto 1669 la chiesa di Sordio “poco fa fabbracata dal Consolo et huomini del detto luogo” viene benedetta. Di forma semplicissima, ad unica navata, era stata probabilmente ideata dal l’architetto Bovio de Boni, della “R. Camera di Milano e della città di Lodi”, chiamato l’anno prima per visitare la chiesa vecchia e dare le opportune disposizioni. Riteniamo si tratti di quel Bassano Bovio cui si deve an che la facciata della chie sa di S. Michele a Bascapè, compiuta negli anni tra il 1683 e il 1685. La parrocchia di Sordio sarebbe pertanto antecedente di 15 anni. Attorno alla chiesa vi fu per alcuni decenni un particolare fervore. Il coro ligneo, opera di squisito intaglio del Regale e del Piacentino, era terminato nel 1717. I rabeschi preziosi che lo ornano e più di un particolare decorativo consentono di collegarlo ai disegni per gli stalli lignei degli Scolari della Veneranda Scuola di S. bernardino a Milano, ritrovati nell’Archivio di Stato di Milano. Del 1735 era il pulpito in noce. Forse a questa data può attribuirsi anche il confessionale – sempre secondo l’inventario del 1768, cui dobbiamo anche i nomi degli autori del coro – opera del Lanzani. Si tratta in raltà di uno dei più begli arredi che ci sia stato dato di vedere, ove la chiarezza architettonica si sposa con una li bertà di movimento forma le che sulle lesene del confessiona le: la stola, il cordone della penitenza, il libro, la croce, l’aspersorio. Architettonicamente, il confessionale, tutto impostato sulle lesene sovrastate da un timpano curvilineo, pare consapevomente richiamarsi alla faccia ta così come era prima della ricostruzione del 1933. Del Lanzani doveva pureessere il tabernacolo ligneo sul l’altare maggiore oggi non più esistente. Dal soppresso convento degli Umiliati nella frazione Roncolo giunse poi il prezioso ciborio marmoreo ora conservato nella cappella a destra, ove con raffinatezza squisita appaiono in tarsiati i simboli della croce, opera che pensiamo di poter collocare nella prima metà del Seicento. La chiesa presenta all’interno un andamento assai pacato, nelle lesene che scandiscono il paramento murario che supporta semplici campate rettangolari. La ricostruzione del 1669 dovette essere integrale, a giudicare dai documenti ritrovati alla Curia Vescovile di Lodi, poiché viene registrata anche la fabbrica del “nuovo coro”, in contrasto quindi con la tradizione di Sordio che vorrebbe far risalire a un tempo precedente la parte absidale della chiesa. Per quanto riguarda l’esterno, una vecchia fotografia con servata nell’Archivio Parrocchia le, conferma i dubbi sorti circa l’autenticità dell’inusitata forma della facciata attuale. Secondo lo “Inventarium Ecclesiae Parochialis S. Batholomaei Surdii” del 1768, “La chiesa fabbricata in volto con bona architettura guarda verso matina, o sia levante con suo capitello (per “capitello” sembra doversi in tendere il breve portico su due colonne ancora esistente, per quanto il termine sia inconsueto) di cotto sostenuto da due colonne di sasso avanti la porta, e sotto cui, nella facciata, resta dipinta l’immagine di S. Bartolomeo Aposto lo Protettore di detta chiesa parrocchiale”. La descrizione del 1768 e l’antica fotografia cui abbiamo più sopra accennato, consentono di intuire la situazione originale: una semplice facciata delimitata da alte lesene binate in pietra che ripetono il modulo delle lesene interne. Un architrave con gole e modanature al timpano curvilineo che conchiudeva la chiesa. Oggi a chi giunga dalla parte dell’abside, non può passare inosservato il disaccordo tra la svelta struttura della chiesa, che ancora con serva del resto ai lati e nel l’absi de l’originale paramento di mattoni a vista, e la eccessi va dilatazione della facciata. In realtà le due ali che affiancano la facciata orginale delimitata da allte lesene binate si devono alla ricostruzione del 1933. Di tutto questo fino a quella data – come è chiaramente documentato dalla rarissima fotografia cui ci siamo già più volte richiamati – non vi era infatti che la cappella a destra della chiesa, imitata poi simmetricamente a sinistra. La tipologia della facciata originale, che abbiamo così potuto ricostruire, ci riconduce a modi abbastanza consueti ne gli ultimi anni del Seicento. La parrocchiale di Sordio pertanto può costituire, sia per la struttura architettonica, che per i suoi ar re di, una testimonianza utile per quel periodo tra il 1650 e il 1740 di cui così poco, per ragioni le più di sparate che non è qui il luogo di indagare, ci è stato tramandato.

CRONOLOGIA

1602 – 9 novembre – In quel tempo vengono effettuati lavori al pavimento della Parrocchiale.

1608 – Da un inventario dei beni della Parrocchiale di S. Bartolomeo in Sordio risulta “l’altare di S. Bartolomeo nudo” sopra il quale posta una statua dell’istesso santo di legno dipinto.

1619 – Dal Sinodo III di mons. Michelangelo Seghizzi la diocesi di Lodi risulta divisa in dieci vicariati, con i seguenti capoluoghi: Maleo, Cavenago, Casalpusterlengo, Mulazzano, S. Zenone, S. Angelo, Codogno, Nosadello, Paullo e S. Colombano. Sordio, con Casellari, Salerano, Lodivecchio, Mairano e Casaletto, faceva par te del vicariato di S. Zenone.

1668 – Giugno – Il rettore e la comunità della parrocchiale di Sordio desideravano rimodernare la loro chiesa e supplicano il Vescovo di eleggere un ingegnere ” il quale si trasferisca in fatto, visiti la chiesa vecchia e le faccia relazione”. L’incarico di visitare la chiesa viene conferito all’ arciprete di S. Zenone al Lambro e all’ingegnere perito Bovio (De) Boni della regia Camera di Milano e della città di Lodi.

1668 – 18 agosto – Viene accordata licenza di rimodernare la chiesa.

1668 – Di questa data il registro più antico (dei matrimoni) nella Parrocchiale di Sordio (Chronicon Surdi Laudae). Si noti la coincidenza con la data di costruzione della nuova chiesa.

1669 – 25 maggio – Sono già in corso i lavori per la fabbrica del nuovo coro e si chiede il permesso di poter disporre di “4 piante d’albero e doi di rovere” che si trova no sulle terre della rettoria.

1670 – 21 febbraio – Muore il Parroco di Sordio, Don Agostino Ruggero a cui segue il 14 maggio l’insediamento del nuovo Parroco Don Giacomo Filippo Rugherio o Ruggero (qui probabilmente si fa confusione di nomi, vedi elenco cronologico dei parroci). Da questa data fino all’8 giugno 1791 vi è l’elenco di tutti i Parroci che si sono succeduti.

1673 – 3 dicembre – Si chiede la benedizione, che viene accordata, del nuovo altare alla Beata Vergine Maria che stato costruito di nuovo nella Parrocchia le di Sordio nel l’occasione del rifacimento della Parrocchiale stessa.

1689 – La Parrocchia di Sordio era a quel tempo composta di 330 anime.

1716 – 11 agosto – Sono in corso i lavori di intaglio ligneo per il coro e in particolare le sedie sono già pronte. Si chiede il permesso, che viene accordato, di “tagliare et levare per due ontie circa 2 pilastri di cotto che si trovano nel muro laterale del coro sodmo cime pure l’aprire una finestra nel detto coro per dare il lume perché nel modo presentaneo resto troppo scuro, del che tutto ridonerà in beneficio della Chiesa soda per renderla in cotal modo più maestosa”.

1716 – Data incisa su un cartiglio nel lato destro del coro ligneo nel la Parrocchiale.

1735 – Poiché la Chiesa fino ad ora era rimasta senza pulpito, il predicatore era costretto a salire sul la cantoria. Si propone quindi di mettere que sta sopra la porta, per collocare il Pulpito dal lato del Vangelo. Si chie de inoltre di aprire il vano di 3 once di profondità verso la sala del Rettore, per riporre l’archivio. Si apprende anche che la casa parrocchiale si trovava dalla parte del Vangelo.

1768 – Dicembre – In un inventario di quest’anno si parla della “Chie sa fabbricata in colto con bona architettura guarda verso matina, o sia levante con suo capitello di cotto sostenuto da due colonne di sasso avan ti la porta e sotto cui nella facciata, resta dipinta l’Immagine di S. Bartolomeo Apostolo Protettore di detta chiesa parrocchiale”. Nel l’inventario tra le altre cose sono citati: – un confessionale di noce intagliato opera del Lanzani; – un quadro di S. Maria Elisabetta nel presbiterio che copre una finestra murata (doveva essere quella aperta nel 1716), un quadro che si pensa sia stata l’ancona del distrutto convento degli Umiliati in Casci na Roncolo, data a questa Chiesa da Giuseppe Favino nel 1758; – la sacrestia in noce intagliata, opera del Lanzani; – un riquadro di S. Bartolomeo, opera dei Cucchi; – l’altar maggiore intagliato in cotto con tabernacolo ligneo del Lanzani; – il corso, opera del Regale e Piacentino; – il pulpito di noce.

1770 – Il coro della chiesa “grandissimamente umido” e si chiede licenza di compiere lavori di risanamento.

1780 – Un inventario della chiesa indica lo stato di povertà cronica in cui essa si trova.

1788 – Il Parroco Antonio Gnocchi chiede che gli venga permesso, nel giorno di S. Bartolomeo, di fare una processione intorno al piazzale della sua Chiesa, ma non viene con cesso.

1796 – 31 maggio-12 pratile – Vengono requisiti dalla Municipalità di Lodi, per ordine di Napoleone, argenti pari a 10 Oncie e 3 Denari per un valore di 68 lire, 6 soldi e 8 Denari, come risulta dalla Specifica del Peso ed Importo di diversi Capi d’Argento requisiti nelle Chiese e Comunità Religiose.

1805 – In tale data viene accordato il permesso di costruire due altari laterali.

1823 – Viene benedetto il nuovo altare di S. Bartoloneo.

1869 – Viene restaurata la statua di S. Bartolomeo.

1904 – Viene benedetta la statua del la B.V. di Lourdes.

1917 – La Diocesi di Lodi risulta suddivisa in ventun vicariati: Sordio, con Quartiano, Arcagna, Galgagnano e Montanaso, risulta no far parte del XIX vicariato di Villavesco.

1928 – La visita di Mons. Calchi Novati registra 373 abitanti.

1933 – 4 novembre – Mons. Pietro Calchi Novati, Vescovo di Lodi, benedice la ricostruzio ne del la facciata voluta dal Parroco Don Ottorino Ghidoni e dalla munificenza del Cav. Uff. Giovanni Vittadini (lapide a destra della attuale facciata della Parrocchia le di Sordio).

1962 – Col contributo della popolazione e del l’Amministrazione Provinciale di Milano viene effettuato un intervento (Monumento n. 46) secondo il quale: “L’edificio era meritevole di restauro non solo agli effetti delle caratteristiche d’arte ma anche agli effetti urbanistici essendol’ambiente antistante legato alla Chiesa con sistemazione di zona recinta ed alberata. Il contributo venne assegnato per la sistemazione dei tetti e del campanile la cui parte terminale era quasi completamente crollata”.

La Battaglia Di Marignano 8 Giugno 1859

Sordio nei piani di Mac Mahon”

Il Maresciallo di Francia Mac Mahon (Sully 1808 – Parigi 1893) partecipò alla campagna d’Italia di Napoleone III. Nel 1859, al comando di un corpo d’armata, si meritò il titolo di “Duca di Magenta” perché in quel luogo col suo apporto assicurò la vittoria dei Francesi. Due giorni dopo, il 6 giugno 1859, Mac Mahon entrava per primo in Milano abbandonata il giorno precedente dagli Austriaci che, per Melegnano, ripiegavano su Lodi.

L’azione degli Austriaci fu contrastata, però, dal generale francese che ci ha lasciato la seguente descrizione della manovra: “A six heures- egli scrive nel suo rapporto – j’ordonnai à la 2° division de porter huit bataillons sur la route de Lodi par Balbiano, Borgonovo, Dresano, Cologno, Casalmaiocco et Sordio, qui devaint étre le point objectif à atteindre. Les Impedimenta étaient restés à Mediglia sous la garde de quatre bataillons”. (Alle ore sei ordinai alla 2° divisione di portare otto battaglioni sulla strada di Lodi, per Balbiano, Borgonovo, Dresano, Cologno, Casalmaiocco e Sordio, che dovrà essere il punto di attesa.

Le furerie devono restare a Mediglia sotto la guardia di quattro battaglioni). Ma a Sordio i soldati di Napoleone III non giunsero in tempo. Infatti l’acqua e il fango delle marcite, i numerosi fossati ritardarono la loro avanzata, tanto che riuscirono ad intercettare solamente qualche piccolo nucleo sulla strada Pandina, nei pressi di Dresano. “Ma dopo aver passato Dresano – scrive il generale Mac Mahon – ed essere arrivato al punto in cui la direzione seguita dalla mia colonna faceva angolo retto con la strada di Melegnano a Mulazzano, mi accorsi che il nemico, respinto da Melegnano dal Maresciallo Baraguey d’Hilliers, sfilava a me dinanzi per distaccamento guadagnando Mulazzano”.

E così, cannoneggiando il nemico in fuga verso Mulazzano, Mac Mahon segnò la fine della battaglia dell’ otto giugno 1859, vinta dai Francesi sugli Austriaci che, segnata nei libri di storia patria, è nota come “La battaglia di Marignano”. Gli Zuavi furono i protagonisti di questo scontro che ebbe come centro il famosissimo “Portone” nei pressi del Castello. Nella giornata successiva al combattimento, cioè il 9 giugno, a Sordio si trovava accampata parte del 2° corpo dell’armata francese, mentre il resto rimaneva a Mediglia.

A Sordio, fino a qualche anno fa, era ancora vivo il ricordo di questo fatto. Monga Pietro (1905-1981), la cui famiglia abitava a Sordio da parecchio tempo, ricordava i racconti del padre Domenico, che fu testimone oculare. Gruppi di soldati, che gli sembravano austriaci, si erano accampati nella “Brera” e nel “Quindici”, due campi situati nelle vicinanze della vecchia chiesa parrocchiale e che si estendono dal Cavo Marocco fino alla Via Emilia. Forse erano retroguardie delle truppe impegnate nel combattimento; è certo però che non si accontentarono di occupare i campi, ma pretesero la consegna di latte e carne fresca dall’allora fittabile Spazzini.

Roma 20 settembre 1870: il Sordiese Ettore Asfinio con i Bersaglieri alla presa di Porta Pia

“La sconfitta e la caduta dell’impero napoleonico decisero le sorti di Roma. Nell’agosto 1870 era stata richiamata da Roma la guarnigione francese. Napoleone III all’inizio della guerra si era rivolto per aiuto a Vittorio Emanuele II, il quale aveva qualche inclinazione a darglielo; ma il ministro Lanza, succeduto nel dicembre 1869 a quello Menabrea, impedì, specialmente per opera del Sella, che l’Italia si impegnasse in questa impresa. La venuta di Gerolamo Napoleone a Firenze (24 agosto) non cambiò lo stato delle cose, ed il governo invece, spinto dall’opinione pubblica, cominciò a preparare una spedizione a Roma, sotto il generale Raffaele Cadorna. Il 6 settembre (due giorni dopo la caduta dell’impero napoleonico) venne denunciata la Convenzione di settembre, anche alle altre potenze fu “manifestata la necessità dell’occupazione di Roma. Tutti i governi dichiararono il non-intervento: il Beust, anzi, spingeva il governo italiano. Riuscito vano un messaggio di Vittorio Emanuele al Papa, il Cadorna varcò il confine, e il 18 settembre giunse davanti a Roma. Pio IX ordinò solo quanto bastasse per far constatare la violenza; il che non fu perfettamente osservato dal Kanzler, comandante dell’esercito pontificio. Tuttavia il combattimento, la mattina del 20, fu breve, ed aperta la breccia per Porta Pia, le truppe italiane entrarono nella città. La resa fu concordata in una convenzione fra il Kanzler e il Cadorna. L’esercito pontificio fu sciolto e le truppe italiane occuparono, per invito del pontefice, la stessa città leonina che era stata esclusa dalla capitolazione. Fu istituita una giunta provvisoria di governo, la quale preparò il plebiscito per l’unione al regno costituzionale d’Italia compiutosi il 2 ottobre, e nella città diede 40785 “si” contro 46 “no” . Il I° luglio 1871 la capitale del regno viene solennemente trasportata a Roma. (L. Salvatorelli). Centoventinove anni sono ormai trascorsi dalla presa di Roma, da quell’episodio di Porta Pia che segnava una logica conclusione alle guerre d’Indipendenza. Il successo raggiunto, purtroppo, non ebbe come solo risultato l’unificazione dell’Italia come tale in tutta la sua espressione geografica ed ideale, ma segnò anche l’inizio di tante e profonde complicazioni politiche, ed anche religiose, che solo dopo parecchi lustri si appianarono. Fra i bersaglieri che entrarono in Roma dalla famosa breccia di Porta Pia, vi era anche un sordiese: ETTORE ASFINIO. Di professione contadino, morì nel nostro paese il 7 marzo 1934 all’età di ottantacinque anni. Fu sepolto nel nostro cimitero, dove si trova tuttora. Era iscritto col n. 750 fra i “Reduci delle Patrie Battaglie di Lodi e circondario”. Appartengono al 14° Reggimento Bersaglieri, reduce come abbiamo visto della Campagna del 1870, godeva del diritto di fregiarsi della Medaglia dei Benemeriti della liberazione di Roma.